mercoledì 8 dicembre 2021

La storia


La storia non si snoda
 come una catena
 di anelli ininterrotta.
 In ogni caso
 molti anelli non tengono.
 La storia non contiene
 il prima e il dopo,
 nulla che in lei borbotti
 a lento fuoco.
 La storia non è prodotta
 da chi la pensa e neppure
 da chi l'ignora. La storia
 non si fa strada, si ostina,
 detesta il poco a poco, non procede
 né recede, si sposta di binario
 e la sua direzione
 non è nell'orario.
 La storia non giustifica
 e non deplora,
 la storia non è intrinseca
 perché è fuori.
 La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
 La storia non è magistra
 di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
 a farla più vera e più giusta.
 La storia non è poi
 la devastante ruspa che si dice.
 Lascia sottopassaggi, cripte, buche
 e nascondigli. C'è chi sopravvive.
 La storia è anche benevola: distrugge
 quanto più può: se esagerasse, certo
 sarebbe meglio, ma la storia è a corto
 di notizie, non compie tutte le sue vendette.
 La storia gratta il fondo
 come una rete a strascico
 con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
 Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
 d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
 Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
 Gli altri, nel sacco, si credono
 più liberi di lui.

Ricordi scolastici.

Si avvicina con discrezione, lo guardo e gli chiedo cosa stesse succedendo. Mi dice che lui non vuole studiare la lezione di scienze, nel mentre qualche lacrima gli riga il viso. Lui un timido ragazzino di tredici anni, trova il coraggio e "l'incoscienza" di confidarmi che lui l'apparato riproduttore si rifiuta di studiarlo,ed è per questo che ha già avuto dalla collega di scienze un brutto voto. Mi prega in qualità di coordinatore di intercedere con la collega. La tentazione è quella di spiegargli che i coordinatori a scuola non contano un c.... lavorano solo di più per una miserevole "mancetta" pagata dopo un anno. Pensi che questo disagio possa essere di natura educativa, cerco di pensare alla sua famiglia, alla mamma che inevitabilmente ha un ruolo fondamentale nel percorso educativo del figlio. Niente mi aiuta nel cercare di capire la natura del disagio. Alla fine dopo mille congetture lo rassicuro e gli dico che intercedo io con la mia collega. Parlando con la mia collega, simpatica donna che si avvia alla pensione dopo una vita per la scuola, dalle "altezze siderali" della sua esperienza e del suo istinto infallibile di donna e madre mi rassicura dicendomi: tranquillo Francesco non c'è nessun problema si tratta solo di un "essere speciale" e di una sconfinata enorme tenerezza che è patrimonio genetico di quel ragazzo. La guardo e penso che anche oggi ho imparato qualcosa. Ma lui il mio piccolo ed unico studente si aggrappa a me come un naufrago tra i marosi, e cerca di avvalorare il suo disagio dicendomi che durante le ore di scienze lui addirittura si tappa le orecchie per non sentire quelle parole.

giovedì 2 dicembre 2021

Impariamo a guardarci.

Pretendere che le persone che ti circondano siano a tua immagine e somiglianza é arrogante e irreale. Pretendere invece lo standard minimo di conoscenza delle regole del  viver civile é necessario.
Molte volte  l'indecenza degli atteggiamenti si cela dietro abiti ricercati e gesti di maniera che nascondono in realtà naturale tendenza alla cattiveria utilizzata come mezzo per l'affermazione del proprio ego disfunzionale.
Altre volte l'immorale nasce da visioni, idee e credenze che ribaltano completamente l'aspetto empirico e sostanziale dell' esistenza; per esempio una errata applicazione di alcuni dettami religiosi porta a gesti e azioni riprovevoli, ancor di più se compiuti per conto e in nome di un essere superiore.
Ci sono anche persone riprovevoli che nel vissuto di tutti i giorni "scaricano" veleni e tossine accumulati in anni di educazione repressiva o in lunghi periodi di mancati affetti e contatti.
Quello che manca comunque è l'incontro con l'altro e l'ascolto profondo dei propri malesseri e della "tragedia" quotidiana di ognuno di noi.
Dovremmo tutti incontrare e incrociare i volti che ci circondano, ognuno ha una storia da raccontare, qualcosa da dire e da insegnare.
Dovremmo tutti andare a scuola di empatia, semplicemente incrociando uno sguardo o osservando gli stanchi movimenti di chi torna a casa dopo il tramonto.

domenica 21 novembre 2021

Gomorra, estetica del dolore e neorealismo.


Gomorra – la serie non è  Distretto di polizia o Don Matteo: è carne macinata, sangue e sperma primigenio tutto da seguire senza la  possibilità di alzarsi dal divano. Del libro di Saviano, a cavallo tra cronaca e saggio ha poco o niente: restano gli stessi paesaggi partenopei, le Vele di Scampia, Fuorigrotta ed un respiro internazionale ( Bulgaria, Germania e Lettonia ), che questa opera televisiva ha nel suo dna. La chiave di lettura è diversa,votata soprattutto allo spettacolo puro con sparatorie, esplosioni, amori traditi e omicidi cruenti , con una colonna sonora che solo alcuni "soloni" in malafede definiscono neomelodica. Musica a  cavallo tra la tradizione e l'urlo di disperazione dei quartieri più difficili della città partenopea. Suoni elettronici e la naturale tendenza del dialetto napoletano a farsi letteratura dei sentimenti e delle emozioni. L’ asse portante del racconto è  l'idea della  fascinazione del male, come motore di una trama sempre a cavallo tra il chiaroscuro di un racconto dai toni drammatici e teatrali, quella che ha fatto storcere il naso ad alcuni opinionisti del politicamente corretto, che vede una camorra fatta di personaggi omerici nella loro folle corsa  al potere, che rischia di raccontare  i boss e i loro attendenti come antieroi da imitare per i tanti “idioti dell’orrore”, come cantava Battiato trent’anni fa. 

Il cast di Gomorra  non è composto da nomi altisonanti per il grande pubblico,  attori comunque perfetti nel loro ruolo, con l’aggiunta di una spontaneità  di stampo neorealista. La serie è claustrofobica, nichilista, non c'è redenzione, racconta un estetica dell'orrore quotidiano, che tutti cercano di nascondere per un malinteso senso di vergogna, che colpisce chi non vuol vedere oppure chi pensa che Napoli non sia specchio del mondo, ma un microcosmo popolato da diavoli senza possibilità di redenzione

sabato 13 novembre 2021

Speriamo che il tempo basti.

C'è il tempo dello strazio, del cuore che si ferma, del freddo alla schiena, del buio che ti avvolge, di un tempo feroce, di mille ululati. È il tempo sghembo di tuoni rumorosi e fulmini all'orizzonte senza nuove albe. Intanto il pianto dei bambini passa veloce come acqua nel greto di un torrente senza ciottoli. È il tempo del profitto, dei latrati di cani randagi, della cattiveria gratuita senza senso, della perdita di senso, del male banale e del male accettato. Non voglio vivere così,  non voglio accettare che gli anni che passano , facciano da cornice all'orrore quotidiano, che viaggia in rete alla velocità della luce.
Posso solo urlare il mio " schifo ", sperando che basti. 
https://fb.watch/9fUZPgWqzA/

domenica 7 novembre 2021

Tempesta autunnale di guano.

Il vento in faccia, la pioggia negli occhi, il sole che ti brucia la pelle. L' intero universo che marcia in direzione ostinata e contraria alla tua. È il tempo delle cadute, della pazienza finita da un pezzo, della tua proverbiale calma e fermezza che da tempo chiedono di essere ricaricate con una dose massiccia di uranio arricchito. È vero si sta come d'autunno sugli alberi le foglie, ma tu non sei un poeta immortale. Se il fato si accanisce cadi e ti rialzi finché gambe, cervello e cuore non finiscono di parlarsi. Certo, niente di grave, di irreparabile, solo una serie di piccoli episodi quotidiani, che alla lunga bruciano anche i muscoli più allenati, i cuori più aperti, i cervelli più elastici. Ti chiedi del perché, se una giornata inizia male, finisce di merda. Allora quei pochi rimasti che ti vogliono bene, ti dicono di pensare alla salute, che in fondo sono "cazzate", che i problemi veri sono altri. È vero, ma per uno come me, cresciuto nel brodo primordiale di un fatalismo che tanto male ha fatto alla mia terra, arriva il momento che dici basta, anche perché é vero, ho una famiglia bellissima, litighiamo sempre, poi la sera ci abbracciamo, un lavoro che amo é la tendenza a curarmi con il bello che mi circonda, ma alla fine ti stanchi lo stesso, la rottura di coglioni diventa ineludibile, come le rondini in primavera. Vabbè per stasera può bastare!!!
P. S. Istruzioni per l'uso. Non è un successo niente di grave, solo una tempesta di guano al centro di Piazza Duomo a Milano.

mercoledì 3 novembre 2021

Come si muore, dove si muore, perchè si muore.

Non si muore solo di fatalità ed eventi eccezionali, si muore di corruzione, di delinquenza organizzata, di mazzette e di uffici tecnici pieni di inetti, raccomandati e corrotti. Si muore di condoni, percepiti nel sentire comune dell' italiano medio come " gesto riparatore " di presunti torti subiti. Si muore di rassegnazione e del " tanto non cambierà mai nulla". Si muore di intere generazioni non educate al bello, di egoismo sociale e di povertà. Si muore di ipocrisia politica, di convenienze momentanee e di danni permanenti. Si muore di giustizialismo a senso unico e di radicata e profonda ignoranza. Si muore e non si urla, si muore perché forse un Dio malvagio e disonesto ha disposto che così debba essere. Si muore in maniera uguale, ma anche diversa: perché se ti frana addosso una collina a Belluno è il fato cattivo che ci ha messo le sue sporche mani; anche se poi un grande esercito di formiche operose rimetterà a posto tutto, senza l' aiuto di nessuno. Perché Roma è pur sempre ladrona anche se tra Trastevere e i Fori Imperiali, arrivando a Montecitorio la lingua è quella Tosco- Padana da più di trent'anni. Se invece hai la sfortuna di morire sulla Statale che ti porta a Tropea " sutta a i petti " di Monteporo allora è il terrone mafioso che ha distrutto il territorio, circondato dall' inedia di un popolo nullafacente. 
Si muore di dolore e di silenzi assordanti. Si muore, ma non è giusto farlo così.

Epopea di riscatto e dolore.

Recensione: "Nome in codice: Sandro" di Pietro Comito Un’epopea civile tra coraggio, cocaina e oblio Esistono storie c...