Non si muore solo di fatalità ed eventi eccezionali, si muore di corruzione, di delinquenza organizzata, di mazzette e di uffici tecnici pieni di inetti, raccomandati e corrotti. Si muore di condoni, percepiti nel sentire comune dell' italiano medio come " gesto riparatore " di presunti torti subiti. Si muore di rassegnazione e del " tanto non cambierà mai nulla". Si muore di intere generazioni non educate al bello, di egoismo sociale e di povertà. Si muore di ipocrisia politica, di convenienze momentanee e di danni permanenti. Si muore di giustizialismo a senso unico e di radicata e profonda ignoranza. Si muore e non si urla, si muore perché forse un Dio malvagio e disonesto ha disposto che così debba essere. Si muore in maniera uguale, ma anche diversa: perché se ti frana addosso una collina a Belluno è il fato cattivo che ci ha messo le sue sporche mani; anche se poi un grande esercito di formiche operose rimetterà a posto tutto, senza l' aiuto di nessuno. Perché Roma è pur sempre ladrona anche se tra Trastevere e i Fori Imperiali, arrivando a Montecitorio la lingua è quella Tosco- Padana da più di trent'anni. Se invece hai la sfortuna di morire sulla Statale che ti porta a Tropea " sutta a i petti " di Monteporo allora è il terrone mafioso che ha distrutto il territorio, circondato dall' inedia di un popolo nullafacente.
Esigenza di raccontarsi in maniera disordinata. Voglia di comunicare, anche quando non farlo sarebbe meglio. Tensioni da scaricare, flusso di coscienza come cura e tanta voglia di lasciare, magari solo per un secondo,un attimo di riflessione. Alla fine siamo quello che "scriviamo". Parole usate con cautela e rispetto,questo il principio che mi guida. Buona lettura!!!
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