giovedì 12 agosto 2021

Il tempo dei cretini.

📌 Il tempo dei cretini.

Poi arriva agosto, il tempo dei cretini, di quelle figure leggendarie, che dopo 11 mesi passati a fare gli "schiavi" tra le brume padane dirigono il loro carico di fatica e frustrazioni verso Sud. Li riconosci subito, hanno la faccia perennemente attraversata da una espressione di schifo misto a disgusto. Guardano gli "indigeni" locali con altera supponenza, si agitano oltre l'inverosimile, per una macchina in doppia fila, per un caffè che da 70 cent passa ad 80 cent, per la connessione internet che viaggia lenta, per la gente che gesticola e parla a voce alta. Per gli orari da "lavativi" degli esercizi commerciali, perché si sa in Magna Grecia si pensa troppo e si fa poco. Questi personaggi molte volte non sono" biechi e ignoranti " muratori bergamaschi o analfabeti amministratori Veneti; quelli dei cartelli stradali nel loro dialetto. Questi tristi figuranti sono invece giovani menti dagli - studi alti- come diceva la buonanima di mio nonno. Personaggi che sui social non smettono mai di propagandare la loro elettrizzante vita da amministratori delegati di grandi aziende. Ti aspetteresti da questi personaggi così brillanti un minimo di capacità di analisi e una certa dose di discernimento; non parlo di sentimenti quale l'attaccamento alla propria terra o il richiamo ancestrale del sangue, che potrebbero risultare agli occhi di cosi singolari personaggi repellenti modi di essere. Non parlo nemmeno del nobile sentimento della riconoscenza, farlo con dei rinnegati sarebbe inutile e faticoso. Piuttosto osservandoli e ascoltandoli mi sovvengono in aiuto due episodi. Tanto tempo fa nel mio paese c'erano un padre ed un figlio, che durante la passeggiata domenicale camminavano uno dietro l'altro. Il figlio avanti con cipiglio fiero e sicuro vestito a festa ed il padre persona anziana piegata dagli anni e dal duro lavoro agricolo, con sguardo basso e insicuro. Il figlio giovane avvocato si vergognava del padre contadino semianalfabeta; sentimenti di vergogna che evidentemente non nutriva quando doveva chiedere il denaro per mantenersi agli studi. Racconta mia madre che agli inizi del secolo scorso  sua nonna , dovendosi spostare da un quartiere periferico della città di Messina per recarsi in Calabria a conoscere la futura sposa di mio nonno, osservando il maestoso e sublime panorama dello stretto di Messina a cavallo fra Jonio e Tirreno dominato dai contrafforti Aspromontani ebbe ad esclamare - matri quantu e ranni u munnu !!!- Trad. Mamma quanto è grande il mondo !!! La povera donna non era mai uscita dal  microcosmo del suo quartiere. Ecco osservando e disprezzando questi personaggi mi sono venuti in mente questi episodi.

Brucia la terra ferita.

Brucia l'estremità dello stivale, brucia l'area grecanica, quella latina, i piani dello Zomaro,  avvolto nel fumo e nella cenere il Parco Nazionale dell'Aspromonte. Quello degli alberi sentinelle della storia, dei boschi antichi, la foresta di Acatti e la Valle infernale, i boschi di Roccaforte.Non bruciano foglie secche, sterpaglie fastidiose o il parchetto "stitico" di una qualunque città. Brucia il patrimonio UNESCO, il paesaggio che racconta la storia di questo lembo di terra che non smette di soffrire e fare miracoli. Muoiono gli uomini, testimoni di un lavoro nobile e faticoso, nel tentativo di salvare la " roba ", gente     che conosce i sentieri aspri della montagna e della vita. Muoiono gli animali, mentre i rapaci volano lasciandosi alle spalle il crepitare delle foglie ed un malinconico tappeto di cenere grigia. Tutti sono colpevoli di questo disastro, la politica certo, quella regionale da destra a sinistra, dall'alto in basso, tutta concentrata su se stessa a perpetuare un potere che ha solo badato ad autorigenerarsi e a condurre in porto loschi affari e losche alleanze. Quella nazionale, che negli anni ha vellicato e poi stimolato i bassi istinti razzisti di chi ha lucrato voti sull'ignoranza parlando a cazzo di eserciti di forestali, la Calabria è solo mare, vero miserabili ignoranti!!! Questa terra è  in guerra, una guerra combattuta a mani nude, nella forza silenziosa dei suoi volontari, dei suoi cittadini e nel silenzio colpevole di un sistema mediatico/economico che racconta questo fuoco maledetto come se fosse un incidente senza vittime sulla tangenziale Ovest di Milano. Un solo Canadair solca il cielo in questi giorni di afa, festa e meritato riposo. È come se un pazzo con un taglierino, riducesse in mille piccoli pezzi la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci. Le opere d'arte parlano allo spirito dei popoli, i capolavori della natura sono lo spirito dei popoli, il genius loci che, per chi sa coglierlo, apre al senso del nostro esistere.

mercoledì 11 agosto 2021

Autostrada

In autostrada mi succede spesso di riflettere su determinati aspetti del "idiota- tipo" al volante. Non mi sfuggono mai delle costanti che si ripetono sempre uguali a se stesse. Cominciamo con il dire che la principale di queste costanti è la cilindrata del motore. In parole povere le dimensioni e  la potenza di un motore non corrispondono mai alla dimensione e potenza del cervello dell'autista. Le peggiori coglionate vedono interpreti fondamentali queste povere bestie che scambiano il proprio veicolo dal motore a scoppio, come un mezzo capace di superare la velocità della luce. Poi ci sono i conducenti dei Suv, li osservi e pensi che Cesare Lombroso non era certamente il bieco razzista che viene descritto sui libri di storia. Abbiamo due tipi di conducente di Suv: il "coglioncello" figlio di papà che ti riporta con le sue manovre azzardate, ad un sano desiderio di aggiunta nel codice di procedura penale delle pene corporali e il nonnetto arzillo "lampadato" che ha scambiato la sua macchina per un surrogato della sua ormai ultima e remota erezione. Tra tutta questa varia umanità spicca una figura mitologica: la ragazzina fighetta neo- patentata alla guida della macchinetta sportiva regalata da papino. Personaggi che popolano le nostre strade, che si trovano solo in Italia, che pensano che basti mettere a repentaglio la vita delle persone per essere annoverati nella specie umana.

martedì 27 luglio 2021

Di Caccuri e di altre meraviglie. Note di un rapido viaggio nel tempo.

C'è nello spirito profondo di questa luoghi, un dolce odore di terra arsa dal sole, condita con erbe sempre profumate. All'ombra dei maestosi giganti dell'altopiano più esteso d'Europa, il tempo rallenta fino a fermarsi, lo fa perché non smette di raccontarti la storia e le storie di una natura mai doma e di gente operosa e silenziosa, che con un fugace sorriso ti ricorda che basta poco per vivere bene. Si vive di sole al tramonto e di clima cangiante, del lento incedere delle podoliche che libere trovano refrigerio nei laghi , al suono sempre uguale di un campanaccio appeso al collo. Trovi equilibrio e accoglienza ( ξενία ) nella trattoria del signor Giuseppe, in un borgo ( Caccuri ) incantato e curato che nemmeno in Trentino. Un borgo che ospita un contest famosissimo di saggistica, di fianco ad una strada che dalla dinamica Cosenza, ti porta a Κρότων, terra dei padri e del pensiero, in mezzo infiniti silenzi e fronde di alberi secolari che si abbracciano fino all'estasi di una còpula selvaggia che a Croce di Magara ha fatto nascere giganti nervosi e nerboruti. Forse avevano ragione i primi monaci Basiliani, che giunti in Calabria si rifugiavano in grotte scavate nel tufo per ascoltare il respiro profondo di questa terra bellissima e maledetta.

sabato 24 luglio 2021

Genius loci. La Sila ed i suoi luoghi.

Nel lento indecere dei passi e del tempo, trovi il modo di ascoltare i rumori del bosco. Prevale la logica del tempo immobile, memoria di storie millenarie, il tutto condito da un tripudio di luce. La terra che profuma di erbe fresche e aromatiche è medicina per tempi amari e nauseabondi.  Quando spieghi questa terra a chi non la conosce, bisogna dire che non esiste un singolo personaggio che descrive lo spirito del luogo, ma una serie di genius loci, che timbrano l'unicità di un luogo magico.

mercoledì 14 luglio 2021

Pazienza. Breve nota su una dote sconosciuta ai più.

Mi capita spesso di ritornare sul concetto dell'utilizzo della pazienza. É paziente chi insegna in una classe piena di ragazzi con poca voglia di studiare. É paziente la donna prima di partorire. É paziente il runner durante una maratona, sono pazienti i cittadini onesti del Meridione d'Italia etc. etc... La pazienza è però anche necessaria per chi vuol scoprire una truffa o fuffa. Invito perciò ad avere pazienza, che non è debolezza, forza e perseveranza perché prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, basta osservare, calcolare e registrare. Un imbroglio é sempre un imbroglio ma pure un imbroglione é sempre un imbroglione.

sabato 10 luglio 2021

Atto d'amore

Mi mancava il caos tranquillo della mia terra, quel senso di appartenenza non campanilistica che ti fa pensare ai molteplici problemi irrisolti e alla fortuna, nonostante tutto, di essere nato e cresciuto fra la terra e il mare, fra l'irta montagna e le spigolose vallate che si trasformano in piccole e fertilissime pianure. Mi mancava una terra che resiste all'incuria e al vandalismo umano, che ogni volta si trasforma in un bellissimo giardino dai mille e mille colori. Mi mancava il tutto indefinito di un posto unico. Ma soprattutto immarcescibile nei secoli quella sensazione che tutto ma proprio tutto sia lì ad aspettarti anche se ci manchi da poco meno di un anno. É come se questa terra avesse un anima e delle emozioni che diventando umane ogni volta si ricordano di chiederti scusa perché costretti ad allontanarsi una moltitudine dei suoi figli; trovasse in questo suo essere "unica" il modo per dirti: scusa ma non é colpa mia, accetta questi doni e se puoi perdonami.

Epopea di riscatto e dolore.

Recensione: "Nome in codice: Sandro" di Pietro Comito Un’epopea civile tra coraggio, cocaina e oblio Esistono storie c...