Lo guardi, ti sembra di conoscerlo. Lui ricambia lo sguardo, ti chiama, con una voce giovane non maltratta dal tempo che inesorabile passa. " Prof è sempre lo stesso, il tempo non ha lasciato segni", le mie sinapsi arrugginite e la mia naturale tendenza a dimenticare tutto troppo in fretta, mi consigliano di tergiversare almeno un po' prima della probabile mega figura di merda; intanto mio figlio con allungo alla Carl Lewis scompare dal mio orizzonte visivo, affido il recupero della mia dolce giovane " iena " a mia moglie. Mi avvicino, all'improvviso si para davanti un ragazzone più alto di me, con la struttura di un rugbista. Mi rassicura lo sguardo, buono, uguale a quello di quindici anni fa. Lo riconosco, due battute veloci, qualche ricordo sbiadito dal tempo, le solite domande trite e ritrite, la scuola, il lavoro, salutami la mamma. Mi indica il tavolo, sorride al mio Jacopo, con gesti veloci e sicuri ci porta il menù, non prima di avercelo spiegato in un italiano impeccabile. Ci sediamo, mangiamo dei gustosi hamburger made in Cremonini group. Intanto lui tra un indicazione ad un cameriere, il conto calcolato velocemente ad una famigliola allegra e rumorosa, si riavvicina per scambiare altre due chiacchiere; i minuti passano veloci, lui mi racconta che la mamma lavora sempre e che per lei il tempo è passato più velocemente che per altri; orgoglioso mi mostra la sua camicia grigia con la scritta - restaurant manager -. Ci lascia al nostro pranzo, ma qualcosa non mi torna, l' osservo da lontano, è come se mi mancasse una tessera di questa storia di ordinaria normalità. Alla fine mi alzo, vado a pagare, il ragazzone gentile in un battibaleno mi stampa il conto, non prima di un ultima folgorante frase; all' improvviso mi ricordo tutto. " Prof quelle stupide carte, mi hanno rovinato la vita!!! ". Vado via adesso ricordo, aveva il sostegno.