C'è una spaventosa arretratezza culturale nell'analisi del fenomeno mafioso. Ti aspetti dopo milioni di dibattiti, migliaia di pubblicazioni e centinaia di ore di servizi televisivi meno approssimazione nel giudicare fatti gravi come quello dei funerali romani del boss della0 famiglia Casamonica. I cavalli, il costo delle esequie, la colonna sonora, i rubinetti d'oro, i rom che non mancano mai, la politica etc etc. I fatti romani dimostrano se ancora c'è ne fosse bisogno una cosa importante è fondamentale cioè che: i clan vivono di simbologia religiosa e laica e attraverso questa simbologia affermano in maniera potente il loro dominio su territorio di competenza. Le mafie hanno assunto ormai una dimensione transnazionale e trasversale alla società civile. Immaginarle ancora come fenomeni di "arcaico costume" relegandole al lato primitivo e violento della loro condotta o peggio a fenomeni di folklore regionali; significa non aver capito niente di ciò che sta succedendo o peggio aver fatto finta per convenienza o altro che a " Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Milano, Torino, Duisburg, Toronto o Sidney il problema non è il traffico". Facendo ciò si è correi del diffondersi di questo cancro che non può fermarsi all'iconografia Kitsch della carrozza funebre con il contorno di musiche di Nino Rota. Le mafie prima del fuoco delle armi, comprano, delegittimano si alleano con la società"civile".
Esigenza di raccontarsi in maniera disordinata. Voglia di comunicare, anche quando non farlo sarebbe meglio. Tensioni da scaricare, flusso di coscienza come cura e tanta voglia di lasciare, magari solo per un secondo,un attimo di riflessione. Alla fine siamo quello che "scriviamo". Parole usate con cautela e rispetto,questo il principio che mi guida. Buona lettura!!!
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